C'era una volta … e purtroppo c'è anche adesso... una maga malefica che ogni tanto, dopo un sonno profondo di anni, si risvegliava all'improvviso subdola e devastante, spargendo ovunque miseria, sofferenza, depressione.

Pilotata da astuti personaggi senza scrupoli, al suo passaggio le imprese fallivano, i redditi diminuivano e con essi i consumi, la produzione crollava, la disoccupazione cresceva con effetti devastanti sulle persone, in balia impotenti dei suoi capricci e dell'instabilità.

Si chiamava CRISI un nome  derivato  dal greco decisione, scelta, ma in realtà nessuno poteva scegliere o decidere, né le persone colpite, costrette a  subire e aspettare, né lei, manovrata dagli invisibili fili di burattinai da cui dipendevano le sorti di tutti. 

Crisi giocava con le vite delle persone, mentre i suoi aiutanti manovratori si impegnavano a distoglierne l'attenzione  con distrazioni, falsi e irrilevanti problemi, tenendo la massa  nell'ignoranza. Intanto  astuti e convincenti  predicatori offrivano soluzioni per sconfiggerla, toccando abilmente le corde dell'emotività delle persone, in modo da  bloccare ogni ragionamento e sviluppo di senso critico.

Quante storie potrei raccontare che vedono la malvagia maga protagonista: quella drammatica di uno dei tanti imprenditori che hanno dedicato la vita alla propria azienda e  si suicidano, degli operai che perdono il lavoro, dei giovani  disoccupati, del povero pensionato che non riesce ad arrivare a fine mese, di tanti che rischiano un futuro di stenti.

Ne scelgo una per tutte, la più semplice e quotidiana, quella di una famiglia, finita nelle grinfie di un  MOSTRO senza scrupoli, un assassino che uccide a suon di tasse ed interessi da usura, compiendo un delitto non punibile dal codice penale, un vampiro che succhia il sangue della gente e che con la crisi si arricchisce, con mezzi non certo etici:    

 

 EQUITALIA 

  
Il bambino passeggiava per le vie della città tenendosi per mano alla mamma, volgeva lo sguardo curioso intorno, sforzandosi di leggere le scritte sui segnali stradali, i cartelloni pubblicitari, i negozi. Da quando aveva imparato a leggere, era quello il suo passatempo preferito e la mamma lo ascoltava orgogliosa dei suoi progressi.

Arrivarono ad un negozio denominato "I magazzini del mondo" che spesso avevano visitato per acquistare una barretta di cioccolato biologico.

"Un dolce per te ed un aiuto per gli altri" gli diceva la mamma.

Al bimbo piaceva quel luogo colorato, dove persone gentili e premurose lavoravano come volontari.

Lesse come sempre l'insegna, ma si inceppò di fronte ad una parola che non aveva notato prima e non conosceva, lesse a stento sillabando a voce alta: " Equo solidale"

Si voltò verso la mamma con sguardo interrogativo, sgranando i luminosi occhi azzurri  e domandò:

"Mamma cosa significa equo?"

"Significa giusto, tesoro! Nella nostra società spesso si antepone il profitto ai diritti fondamentali degli esseri umani "rispose la mamma con lo sguardo nel vuoto, quasi parlando a se stessa.

Il bimbo non capì completamente, ma una cosa gli era chiara: una cosa equa era giusta!

Arrivarono a casa e sul tavolino il bimbo notò la solita busta  bianca che andava ad aggiungersi a tante altre.

Il bimbo odiava quelle buste, anche se non ne conosceva il contenuto, sapeva solo che rendevano triste la mamma e anche papà, quando rientrava alla sera stanco, dopo una giornata di duro lavoro, preoccupato e scuro in viso.  Appena lo vedeva, subito il papà cambiava espressione e sorrideva, ma lui capiva la sua amarezza ed anche che la colpa era di quella maledetta busta e  questo gli bastava per non sopportarla.

Incuriosito si avvicinò e lesse erroneamente "Equitaglia" .

Sobbalzò stupito, urlando: "Mamma ma se equo vuol dire giusto, perché piangi sempre quando ti arriva una busta da Equitaglia? "

"Tesoro si chiama Equitalia senza gli e contiene la parola equo ed Italia, la nostra nazione" cercò di spiegare tranquilla, ma dentro di sé pensava:

"Ha ragione... nella sua ingenuità ha usato il termine giusto: questo boia creato dallo Stato si dovrebbe chiamare così, perché, sotto l'apparente, nobile e giusta crociata della lotta all'evasione fiscale, taglia le teste di persone indifese, che ormai spogliate di tutto, non possono fare altro che offrire il capo rassegnate..."

Mentre così rifletteva la mamma lo guardò costernata ed impotente, cercando un modo di rispondere al quesito del suo bambino, ma come poteva spiegargli che non c'era nulla di giusto in quelle cartelle, che la loro vita era a pezzi, che non riuscivano più a far fronte alle tasse sempre più pressanti, anche se il papà ce la metteva tutta, che non erano evasori fiscali, ma solo vittime di un sistema che puniva, come se fosse una colpa, il non poter pagare, imponendo sanzioni ed interessi assurdi.

Un bimbo non poteva capire: per lui il significato di una parola corrispondeva alla realtà, ma non era così semplice. Ci sono parole che appaiono rassicuranti, per disarmarci, confonderci, per farci  abbassare le difese e poi colpire. Niente è come appare e bisogna imparare a districarsi nella giungla dei falsi miraggi.  Come si può pensare che una parola che contiene il termine equo nasconda invece proprio ciò che vuole combattere e cioè l'ingiustizia ?

Il bambino osservava  l'espressione amareggiata della mamma ed attendeva una risposta che tardava ad arrivare, alla fine si avvicinò a lei e la consolò dicendo:

“Non ti preoccupare mamma, quando sarò grande ti aiuterò io  a difenderti dalle cose cattive. Come nei libri delle fiabe che mi leggi, sarò il tuo eroe e verrò a salvarti  dall'orco  cattivo ...”

“Povero piccolo, non sa che  a volte l'orco cattivo non riusciamo a riconoscerlo, perché non è sporco e brutto , ma ci appare sotto le sembianze di un principe garbato e perfettamente vestito, simbolo di giustizia ed onestà! Purtroppo sono cose che si imparano, vivendo brutte esperienze” pensò la mamma scuotendo il capo, ma non disse nulla.

Poi guardò il bimbo commossa per la sua sensibilità e l'amore che le dimostrava e dolcemente lo mise a letto con il bacio della buonanotte, lasciando, come sempre, una piccola luce accesa sul comodino per scacciare le paure.
Anche lei andò a letto ed avrebbe voluto che bastasse, come al  bimbo, una lucina accesa per fugare le sue paure …

Rimase per un po' con lo sguardo nel vuoto, mentre sentiva il marito che, nello studio, con la testa china sui conti che non tornavano mai, si arrovellava a trovare una soluzione.

Alla fine esausta si addormentò, ma non era un sonno ristoratore, ma popolato di incubi.

Si trovava in un bosco intricato dove la luce del sole non filtrava. Procedeva al buio, cercando una strada che la conducesse fuori da quel labirinto, ma gira, gira, si trovava sempre allo stesso punto. Ad un tratto notò in lontananza un lumino e stringendo un po' gli occhi mise a fuoco l'immagine: che strano, si trattava della lucina sul comodino di suo figlio che fluttuava nell'aria e lampeggiava tra un tronco e l'altro, facendosi strada tra il groviglio di alberi.

La stava guidando verso l'uscita! Provò a seguirla, ma man mano che procedeva gli alberi si trasformavano prontamente in muri invalicabili. Guardò meglio per capire: erano cartelle Equitalia piene di numeri, sigle, all'apparenza fragili barriere di carta,ma guai a tentare di romperle o stropicciarle per gettarle via.

Si trasformavano in mostruose bocche fameliche, provviste di denti acuminati, pronti a sbranarti…

La lucina appariva sempre più lontana e flebile e lei era in balia delle mostruose cartelle.

Stava sprofondando lentamente, inesorabilmente, come risucchiata dalle sabbie mobili.

Ci voleva una mano che la tirasse fuori, ma non si vedeva nulla all'orizzonte.

All'improvviso vide arrivare uno strano personaggio, indossava una toga nera, lunga, elegante con i bordi delle maniche orlate di lucido raso, tipica dei giudici. Cavalcava un destriero anch'esso nero  e nell'oscurità appariva  come una figura inquietante e simbolo del male, simile ad un Nazgûl del Signore degli anelli.

La donna spaventata, pensò che venisse ad infliggerle il colpo finale, ma quando la sagoma nera si avvicinò notò ,sotto il cappello a foggia quadrata di velluto con fregi in oro da cui fuoriusciva un ricciolo biondo ribelle,  il bagliore di due occhi azzurri inconfondibili: era suo figlio da adulto!

Si avvicinò e mentre sprofondava sempre più, le allungò un foglio arrotolato.

Ma allora quell'essere era veramente malvagio! La rassicurava con l'aspetto di suo figlio e poi invece di aiutarla, si prendeva gioco di lei...

Disperata, allungò ugualmente la mano e si accorse con stupore che il foglio era molto resistente, più forte di una corda. Si aggrappò fortemente e mentre lentamente risaliva, il foglio si srotolò rivelando una scritta:  

 


Legge 3/2012


Aveva già sentito parlare di questa legge sul sovraindebitamento, ma non aveva mai approfondito ed ora rappresentava  la sua ancora di salvezza!

Il foglio aperto con la legge che spiccava a caratteri cubitali ottenne l'effetto di dissolvere nel nulla le barriere murarie della cartelle di Equitalia che l'avevano spinta  nella palude.

Vide improvvisamente riapparire il sole, mentre il cavaliere si allontanava.

Si svegliò di soprassalto sudata ed agitata. Accese rapidamente il pc  ed ancora confusa ed incredula, cercò la legge: esisteva davvero!

Doveva seguire il messaggio del sogno e tentare quella via.

Con animo sereno, andò nella cameretta dove il bimbo dormiva serenamente e gli diede un bacio lieve sulla fronte. Il piccolo aprì gli occhi assonnati e farfugliò con voce impastata dal sonno:

"Mamma stavo sognando: venivo a salvarti nel bosco sul mio cavallo nero!"

"Dormi piccolo, tranquillo, mi hai già salvato! Tu sei il mio eroe, il mio "giudice” azzurro..."

Ma allora questa è una fiaba a lieto fine? Non è  all'incontrario…

Invece lo è più di altre...


Per una persona che si salva, altre invece  affondano nella palude dove il mostro Equitalia  stritola e divora, con le armi dell'usura e senza distinzioni, aziende, imprenditori, pensionati, lavoratori dipendenti, insomma persone in difficoltà.  Più la vita di un povero cittadino , colpito dalla crisi, si stravolge più le casse del mostro si riempiono. Le sue ganasce mangiatutto risparmiano invece “stranamente” i grandi evasori fiscali che dormono sonni tranquilli, senza l'incubo del pignoramento, delle ipoteche.

Non è forse questa una fiaba all'incontrario?

Forte, intransigente, inflessibile con i deboli, Equitalia, per conto delle Stato, mostra verso i forti e potenti solo armi smussate.

 E questa sarebbe Equità in Italia?  

 Ragion per cui...C'era una volta


Tratto dal libro: “Fiabe all’incontrario”
Di Susanna Varese

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