…Ma questo non avvenne mai più….anzi, al notte del 18 giugno 2014, due giorni prima dell’evento, la vita di Veronica e la vita di noi tutti cambia profondamente.
Tre urli, nella notte, sono del tuo papà  , Lorenzo.
"Veronica!!!Veronica!!! Veronica!!!"
La tua mamma, in preda ad un attacco epilettico, ha perso i
sensi.
Stefano chiama l'ambulanza, che tarda un po' ad arrivare, ma intanto lui riesce a far rinvenire la sua adorata.
Poi la corsa verso l'ospedale di Frosinone, le rapide indagini compreso un elettroencefalogramma.
Al mattino il Primario non si sbilancia, considera imminente il parto ed il  pericolo di un concomitante secondo attacco epilettico, in  parallelo, momento che  se si dovesse verificare sarebbe difficile da gestire per cui opta per il trasferimento al Policlinico Umberto I di Roma. Ci penserà l’ospedale e il trasferimento sarà fatto in autombulanza alla presenza di una anestesista e di un ginecologo.
Arriviamo tutti lì alle ore 21:00 di sera  e, nella prima mattina del  20 giugno 2014, con parto cesareo, vieni al mondo tu, piccolo, grande bimbo, tu, Lorenzo, gioia della tua infelice, ma, in  quel momento felice mamma Veronica.

Subito dopo la tua nascita, partono subito tutti gli accertamenti diagnostici per "capire"… soprattutto la TAC per indagare, per sapere.
L’attesa dura poche ore ed ecco il terribile fardello del "male", organizzato in forma aggressiva.
Perché', Signore, dimmi perché'!?
 Dammi un segno, Signore, perché  a una mamma?
Mia figlia, o anche tua madre, ha una  neoplasia al polmone con metastasi alla testa e all'anca, e poi il femore talmente corroso dal tumore bastardo da paventare una imminente frattura .
E' il 20 giugno, festa di S. Silverio, patrono della nostra città, una data che non dimenticheremo mai, nel bene, per la tua nascita, Lorenzo, e nel male, per la orribile malattia di mamma Veronica.
E noi ci sentiamo come se una montagna ci fosse crollata addosso lasciandoci sommersi ed impotenti.
Siamo tutti lì, attoniti, frastornati, interdetti, disperati, caro, piccolo Lorenzo, siamo lì, io, il papà, ed Elena, la mamma, della nostra adorata figlia Veronica, e il tuo papà, Stefano, suo amato marito, e Alessio, suo caro fratello con sua moglie Simona. E Tonino e Nadia, papà e mamma di Stefano.
La montagna del male, che vuole rapire tua madre, travolge tutti, ci logora dentro, ci fa sentire prigionieri senza via di fuga.
E tu, Lorenzo, la prima settimana di vita, la trascorri al nido dell'Umberto I di Roma.
Noi tutti lì davanti a te ad ammirare la tua bellezza, i tuoi occhi azzurri straordinario bimbo, figlio della dolcezza che è la tua mamma.
Continuano gli accertamenti e tutti confermano la dramma-
tica diagnosi. Speravamo forse in un errore dei primi accertamenti. Ma il verdetto era quello.

Nei primi giorni della tua vita tu, Lorenzo,  stai spesso vicino a lei che ti riempie di coccole.
In quei luoghi del Policlinico mi assalgono ancor più, la malinconia e la disperazione, ma guai ad esternarla!
E' dovere di un padre infondere fiducia ad un figlio anche quando si ha la morte nel cuore!
In questa mia sofferenza mi ritrovo a due passi, proprio a due passi, da dove, all’età di 19 anni, nel lontano 1968, il prof. Valdoni, luminare degli interventi al cuore, mi salvò la vita.
Rivedo quelle sale, quel reparto, quella camera dove sono stato un mese e mezzo; rivedo il mio papà Gerardo e mamma Filomena, che sostarono in macchina, sotto la mia finestra, per dieci lunghi  giorni, avvicendandosi nel fare la nottata per assistermi.
Quanti sacrifici fecero i miei genitori!
Ci rimasi per oltre 45 giorni per poi tornare a casa perfettamente guarito.
Rivedo anche il mio vicino di letto…. era un ragazzo di Forte dei Marmi, Mario Sarti, che quest'anno, dopo 47 anni, sono riuscito a rintracciare.
Abita vicino Livorno, città che diventerà importantissima per noi tutti.
Io, in quel tempo, quando stavo male, chiesi aiuto a Papa Giovanni XXIII, oggi santo, e ottenni la guarigione.
E se anche mamma Veronica, mio adorato Lorenzo, seguisse il mio iter per ritornare a casa perfettamente guarita? Sarebbe meraviglioso!
Lo invocherò sempre il mio Papa prediletto, il Papa buono, quello del “Quando tornate a casa fate una carezza ai vostri bambini, ditele che è la carezza del Papa” ma invocherò anche il Signore perché lui è Onnipotente e può tutto.
Per ora, la casa di noi tutti, è l'Umberto I, l'ospedale romano dove Veronica passa da un accertamento all'altro, parla con gli  oncologi e ragiona  con loro sul  programma terapeutico di proseguimento.


Ma molte realtà mi sfuggono o fanno di tutto per nascondermele.
Il 4 luglio 2014 possiamo uscire e torniamo tutti a casa, a Frosinone, perché mamma Veronica viene dimessa.
A casa, i nostri parenti ed amici fanno a gara per venirti a vedere, mio dolce nipotino:
 sei un bellissimo bimbo, hai due occhi meravigliosi, azzurri, che ricordano quelli di mio padre Gerardo.
E mamma Veronica ti coccola con tanta tenerezza, con il suo sorriso amorevole, pur sapendo che sarebbe stata, ben presto, ricoverata nel reparto di Oncologia, a Sora, anche se per breve tempo perché' papà Stefano ha già preso contatto con il Besta di Milano, un famoso centro specializzato nella neurologia e nelle neoplasie dell'encefalo.
E', infatti, preminente che si intervenga a livello encefalico, con sedute mirate di radioterapia, per evitare altri attacchi epilettici e nella speranza che retrocedano, fino a scomparire, quelle odiose metastasi.
Quando mamma Veronica viene ricoverata a Sora, il 10 luglio 2014, tu rimani a casa nostra accudito amorevolmente da zia Simona e da zio Alessio, e coccolato dai tuoi cuginetti, Asia e Nicolò.
In quei giorni, caro Lorenzo, continua la solidarietà di amici e parenti; tutti si danno da fare per aiutarci e tutti riversano su di te il loro affetto.
 Molti amici e parenti mi mandano messaggi d'incoraggiamento attraverso il telefonino.
Sono messaggi commoventi e tutti esprimono la certezza che mamma Veronica presto guarirà e potrà crescere il suo bambino.
Ed ecco i messaggi di Andrea, di Maria , di Maddalena M, di Alessia, di Paola , Roberta e di altri ancora.
Ne riporterò solo alcuni, gli altri, conservati, potrai leggerli sul mio telefonino.
Comincerò con i messaggi di Paola, figlia di una cugina di  nonna  Elena, legata a noi tutti, in particolare  a mamma Veronica che ha visto nascere e crescere.
Paola, sistematicamente, per mesi, ci ha recato conforto cercando di alleviare la nostra angoscia ed il nostro dolore.
Quando il 5 luglio, mio dolce Lorenzo, sei uscito dall'Umberto I di Roma insieme alla tua  mamma, sono io a scriverle " I miei amori sono a casa" e lei, di rimando, "Fammi sapere quando posso venire a vedere il cucciolo di Veronica e a dirle di essere tranquilla e serena in questo delicato momento. Non sono riuscita a dormire, stanotte, per il pensiero di lei. Vorrei tanto sentire anche te più tranquillo perché' sono sicura che andrà tutto bene. So che e' difficile, ma non devi mai farti vedere agitato".
Io le confesso che, in alcuni momenti, mi sento smarrito e impotente e che mi assalgono pensieri terribili, difficili da rifuggire.
E Paola "Caro Pino, non devi mai avere pensieri negativi, ma positivi e credere nella scienza medica...sono certa che Veronica ce la farà a superare questo brutto momento.
E' difficile affrontare problemi più grandi di noi com’è difficile sorridere. Sono mamma anch'io e capisco cosa vuol dire vedere un figlio soffrire, ti piange e ti si logora il cuore, ma bisogna essere ottimisti.
Il mio pensiero è costantemente su voi e mi fa male vedervi così angosciati. Coccolate Veronica ed il suo cucciolo Lorenzo. Non sono ancora venuta a trovarla perché' in momenti così delicati è bene che stia nell’intimità della sua famiglia".
Intanto, al 12 luglio, mamma Veronica sta ancora in Oncologia a Sora, ma è imminente la chiamata del Besta di Milano, chiamata che, arrivando, annuncia l'appuntamento per il giorno 15.
Nel frattempo tu, Lorenzo, stai con me e nonna Elena coccolato anche dagli zii, Simona ed Alessio e dai cuginetti, Asia e Nicolò e naturalmente dal tuo caro papà.
 Noi invece  ci   dividiamo  fra Sora e casa.
Ma arriva anche il 15 luglio; sì,  mamma Veronica partirà per Milano.

Naturalmente il viaggio deve essere affrontato con molta cautela, date le condizioni del femore che è a rischio rottura. Quindi sarà una autombulanza a trasportarla  insieme a nonna Elena, che non la lascerà più. Papà Stefano la seguirà con la sua auto. Le sarà sempre vicino. Io partirò qualche giorno dopo.
Prima della partenza, il pensiero più struggente e prioritario per lei, sei tu, Lorenzo, suo figlio, nato da poco e già inserito in un vissuto di straordinaria portata fatto di sofferenza mista alla speranza, di ansia angosciante la cui più valente componente è il sogno che s'infrange.
La tua mamma, consapevole della  sua  malattia e delle complesse terapie che si appresta ad affrontare, pensa di affidarti alle amorevoli cure di zia Simona e zio Alessio, genitori di recente, con profonda esperienza giacche' stanno crescendo due figli ancora piccoli.
Gli zii, amorevoli e presenti al percorso che si va delineando, sono pronti ad accudirti insieme ad Asia e Nicolò.
Sei un bellissimo bimbo, hai due occhi meravigliosi, azzurri.
Così, dopo aver tutto pianificato, con il nodo alla gola per il suo forzato distacco da te, la tua mamma parte in autoambulanza per Milano…..


TRATTO DAL LIBRO “MAMMA VERONICA” DI GIUSEPPE CECCARELLI
PURTROPPO VERONICA NON HA POTUTO RACCONTARSI IN QUESTO LIBRO, L’HA FATTO SUO PADRE

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