Ancorata allo scoglio dove si era saldamente aggrappata, una piccola ostrica tondeggiante viveva in mezzo al banco di sue sorelle, nell'acqua limpida di un mare sconfinato di cui conosceva solo la parte meno profonda,che ora la ospitava, anche se ricordava ancora con nostalgia le scorribande libere, quando, ancora larva, poteva nuotare e seguire le correnti, senza pensare ad altro che scoprire il mondo e divertirsi. Quel periodo spensierato era durato davvero poco e ora la sua vita scorreva monotona, nel silenzio e nell'immobilità, senza mutamenti, senza scoperte, osservando ogni cosa  dallo stesso punto di vista,come se il mondo fosse solo quel quadrato di mare.
Vita tranquilla all'apparenza, ma non priva di pericoli. A parte l'uomo che non vedeva l'ora di gustare le sue carni così viscide e poco attraenti, ma dal sapore prelibato, molti animali marini erano in agguato, pronti a divorarla, lasciando solo il guscio vuoto attaccato allo scoglio: ombrine, spugne, ma soprattutto le terribili stelle marine.
 La piccola ostrica non riusciva a capire come potesse attirare l'attenzione dei predatori, visto che era esternamente così bruttina e insignificante con quella conchiglia rugosa, irregolare, a lamelle.   All'interno invece risplendeva dei colori dell'arcobaleno ed era orgogliosa del suo rivestimento liscio e bianco madreperlato, ma nessuno aveva mai visto quella parte segreta, perché sapeva bene che era rischioso aprire il suo resistente guscio che era la sua corazza.
Quando si nutriva,estraendo particelle minuscole di alghe o altri microscopici organismi dall'acqua che filtrava,evitava accuratamente di esporsi al pericoloso sguardo dei suoi nemici.
Una volta aveva visto una stella marina avvicinarsi fluttuando elegantemente ad un'ostrica poco distante da lei, grossa e robusta, l'aveva avvinghiata con le sue cinque braccia tentando di aprire le valve per gustarsi il delizioso bocconcino e solo il provvidenziale arrivo di un uomo che l'aveva catturata, l'aveva  salvata da morte certa.
Una scena terribile che non riusciva a dimenticare e aveva accentuato la sua naturale prudenza e  diffidenza.
Giorno dopo giorno, la piccola ostrica cresceva nel suo habitat tra ostacoli e difficoltà, ma senza grossi scossoni.
Ma un giorno di tempesta qualcosa accadde che cambiò in maniera repentina la sua condizione abituale...
Nella sua vita, in realtà piuttosto breve, si era sempre lamentata e l'insoddisfazione era stata  il sottofondo che aveva sempre accompagnato le sue giornate. Chissà perché  non riusciva mai a vivere serenamente e pienamente  il presente, quasi come se temesse di perdersi qualcosa di meglio che invariabilmente non arrivava.
La felicità va conquistata giorno per giorno, apprezzando piccole cose ed accettando ciò che la vita ci offre, senza tuttavia rinunciare a sognare o tentare di cambiare le cose.  
Proprio questo avrebbe capito in seguito, ma dopo un'esperienza negativa che avrebbe sconvolto la sua piatta e noiosa esistenza...
Ritorniamo alla fatidica giornata tempestosa che non avrebbe mai più dimenticato.
Le onde gigantesche si infrangevano sulla riva e colpivano con tale violenza gli scogli dove erano ancorate le ostriche, tanto da farne temere il distacco. Ad ogni schiaffo spumeggiante dell'onda che voleva l'ostrica per sé, la certezza di farcela si affievoliva.
Quando la tempesta finalmente si placò, l'ostrica ancora viva aprì istintivamente le valve quasi ad accertarsi che tutto intorno a lei fosse come prima, ma questa piccola disattenzione le fu fatale: un granello nemmeno troppo grosso di sabbia si insinuò tra le sue carni tenere e molli, ferendola.
Un  dolore lancinante la costrinse a richiudere il guscio a cerniera, mentre cercava inutilmente di espellere quel corpo estraneo che era così saldamente e profondamente penetrato dentro di lei.
Doveva rassegnarsi e convivere con quel dolore che avrebbe per sempre fatto parte della sua vita e che nessuno avrebbe potuto eliminare.
Giorno dopo giorno imparò a non abbattersi e ad apprezzare le giornate in cui il dolore era meno acuto e a quel punto il suo organismo, come lei, reagì, producendo una sostanza che piano piano cominciò a rivestire ed inglobare il granello con sottilissimi strati protettivi di quella madreperla iridescente che aveva nel suo interno e di cui era fiera, anche se non l'aveva mai mostrata a nessuno.
 

Osservava le ostriche vicine che sbuffavano annoiate per la loro vita monotona e lei che invece celava dentro un grosso dolore, non si lamentava più e vedeva ogni cosa sotto una luce diversa, anzi si riteneva fortunata solo per il fatto di essere viva.
Le altre ostriche non comprendevano il suo atteggiamento, la compativano e la consideravano la sfortunata del gruppo, perché doveva vivere il resto della sua esistenza nel dolore.
Erano anzi irritate dalla sua capacità di affrontare una situazione così difficile con tanta forza, determinazione  e sorridendo alla vita.
A poco a poco il granello irritante e fastidioso si trasformò in una perla luminosa e preziosa, tonda e liscia, una lacrima generata dalla sofferenza che una volta sgorgata allevia il dolore, una cicatrice che non fa più male, ma resta dentro.
La piccola ostrica aveva capito che quella esperienza dolorosa era stato un dono, una lezione per migliorarsi, non si era lasciata travolgere dall'evento negativo, ma aveva saputo affrontare il problema, trasformandolo e quel bene prezioso che ne era scaturito sarebbe rimasto anche dopo la sua vita.
Come un diamante nascosto nelle viscere della terra che appare un semplice sasso, celando la sua luce e la sua bellezza a chi non sa guardare, così  la perla della piccola ostrica era il segno tangibile
che anche nell'esperienza più buia c'è la luce generata dalla forza e dal coraggio con cui l'abbiamo affrontata.
Si dice che le perle non indossate e dimenticate in un cassetto lentamente si spengano, perdendo la loro meravigliosa luce. Forse è una credenza, forse c'è una spiegazione scientifica, ma mi piace pensare che il tesoro segreto e nascosto dell'ostrica vuole solo ricordarci di non dimenticare le sofferenze degli altri, nascondendole agli occhi, come le perle nel cassetto, ma di comprenderle, condividerle e apprezzarle come un dono.
A tutti può capitare di trovarsi improvvisamente un “granello di dolore” che ci penetra dentro e ci lacera: trasformiamolo in perla!

SUSANNA VARESE
AUTRICE DEI LIBRI PER BAMBINI SUL PERSONAGGIO “TOPO TOBIA”

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione.