Non può piovere per sempre è una frase che ho ascoltato per la prima volta guardando un film. Ero poco più che adolescente ma ricordo perfettamente il fascino che aveva avuto su di me. –Bella – mi dicevo ma ignoravo quante volte nella vita l'avrei poi pronunciata.
Questo racconto vuole dare una speranza a chi come me nella vita si è trovato o si trova ad affrontare situazioni complicate. A chi come me nonostante le difficoltà, non ha mai smesso di credere e pensare che prima o poi qualcosa sarebbe cambiato. Che prima o poi tutto sarebbe passato.
E così, come quando piove ininterrottamente per giorni sembra quasi che il sole sia scomparso dietro quei nuvoloni grigi e neri, allo stesso modo nelle situazioni difficili spesso si è attraversati da sentimenti contrastanti e difficili da gestire che quasi non vediamo le possibili soluzioni. Ci sentiamo persi e non scorgiamo spiragli di luce e magari quella luce c'è, anche se fievole c'è.
Non esiste  un mondo senza problemi, né persone che nella vita non ne abbiano incontrati, l'importante è a mio avviso portarsi il sole dentro. Essere solari e positivi sempre. Affrontare quello che la vita ci riserva con un sorriso nel bene e nel male, senza dimenticarci che positivo chiama positivo, amore porta amore, e gioia porta gioia l'importante è incominciare a crederci.
Io ci ho creduto e tu?


……………………Non passò una settimana dalla nostra separazione che scoprii di aspettare un bambino.
La notizia mi stravolse. Non sapevo se piangere o ridere. Adoravo i bambini ed ora ne aspettavo uno mio ma in quel momento della mia vita non ci voleva. Avevo già preso una decisione che mi aveva portato proprio a separarmi dal padre di quel bambino. Cosa avrei fatto? Come avrei affrontato questa situazione? Dopo lo smarrimento iniziale accettai con gioia la cosa. Tutto ciò avvenne durante la prima ecografia. Ero incinta di tre mesi e quel bambino che si muoveva in quello schermo portandosi un ditino alla bocca, era entrato dritto dritto nel mio cuore.
 -Tranquillo- gli dicevo -Sta tranquillo, mamma è qui con te e non ti lascerà, comunque andranno le cose saremo io e te-.
Intanto io e Mario continuavamo a lavorare insieme ma a vivere separati. Di mattina insieme nella nostra attività e la sera ci separavamo, lui dormiva dai suoi, io tornavo dai miei. L'idea di diventare mamma però non mi dispiaceva, Ricky (questo sarebbe stato il suo nome) era già lì e ci sarebbe rimasto. Questa era l'unica mia certezza, il resto.... Beh... Il resto non lo sapevo, l'avrei affrontato dopo.
Nel frattempo tutte le notti gli parlavo, lo tranquillizzavo, immaginavo i suoi lineamenti, ma maggiormente gli raccontavo quante cose belle avremmo fatto insieme. Gli promettevo che gli avrei mostrato il mondo ed ogni sua bellezza, che lo avrei tenuto per mano finché non sarebbe stato capace di camminare da solo. Gli ripetevo di stare tranquillo, che ero lì al suo fianco e che quello sarebbe stato per sempre il mio posto e che per qualsiasi cosa avrebbe potuto contare sul mio aiuto. Sembrava sentirmi e dopo un po' smetteva di muoversi, forse si addormentava ed io con lui.
 Nel periodo che vivevo con i miei, incontrai per la prima volta Germano, personaggio particolare che avrebbe poi un giorno fatto parte della mia vita, ma in quel momento lo ignoravo.
Accompagnai la mia sorellina a comprare un pesciolino rosso, sedici anni mi dividono da lei ed io l'amo come una figlia.
Piangeva ogni volta che vedeva nel suo acquario un pesciolino rosso morire, quasi odiava la vista di quell'acqua completamente vuota, così  insieme ne andammo a comprare uno. Entrai nel negozio sorridente come sempre ma alla mia vista il proprietario del negozio si incantò. Restò lì a guardarmi quasi esterrefatto, come se avesse avuto un'apparizione.
Diventai rossa in viso e smisi di sorridere.
-Mi raccomando- disse rivolto alla mia sorellina -Abbine cura, fai attenzione, non farlo morire-
Teneva molto agli animali, proprio per questo faceva quel lavoro e spesso non vendeva neppure un pesciolino a chi a suo avviso non lo avesse tenuto con cura. Non vedevo l'ora di uscire dal negozio. -Sembrerò un peperone - mi ripetevo. Mi sentivo rossa in viso come se avessi preso fuoco. Salutai, uscii dal negozio imbarazzatissima ma con un minimo di vanità femminile pensai : -Nonostante sono in stato interessante faccio sempre un certo effetto-  Avrei rivisto quell'uomo solo anni dopo.
I nove mesi di gravidanza volarono. Ricky nacque ed era un bel maschietto sano. Sembrava enorme, lunghissimo e da subito stabilimmo un rapporto speciale. Intanto io e Mario tornammo insieme, decidemmo di riprovarci, di darci e dare a Ricky la possibilità di avere una famiglia. In quel momento misi da parte tutti i pensieri e i sentimenti negativi, sembrava quasi che non ne provassi. Ero contentissima per l'arrivo di quel bambino e la sua presenza mi bastava per andare  avanti, non avevo altre esigenze né desideri, sembrava quasi fossero spariti.
Il primo anno di vita di Ricky volò. Era un bambino tranquillo, sorrideva spesso e ogni volta che lo guardavo mi ripetevo che avrei voluto ripetere quell'esperienza così bella e che di bimbi ne avrei voluti avere altri. Così quando Ricky compì un anno, scoprii di essere di nuovo in attesa.
Inizialmente restai perplessa. Era un po' troppo presto. Ricky aveva bisogno ancora di molte attenzioni, ma subito misi da parte ogni pensiero negativo e accettai con un sorriso la cosa. Guardai  Ricky -Forse avevi fretta di avere compagnia- gli dissi. Ricky mi sorrise l'abbracciai e continuammo a giocare. Tutto sembrava bellissimo. Ero contenta in quel periodo. I nuvoloni grigi erano passati e il sole splendeva sulla mia famiglia. Purtroppo nel giro di poco, la situazione si ribaltò completamente.

…………..La gravidanza intanto proseguiva tranquillamente ma più andavo avanti, più sembrava che perdessi ogni tipo di contatto con Ricky. Lo osservavo tanto, passavo i giorni a farlo. Nella mia mente passavano tanti e innumerevoli pensieri, compreso uno che cercavo di allontanare continuamente perché mi spaventava troppo: autismo. Preoccupata feci una piccola ricerca cercando in particolar modo l'elenco degli atteggiamenti che un bambino autistico manifestava. Questo fu quello che trovai:
-Predilezione per la solitudine; maniere distaccate
-Difficoltà nell'esprimere i desideri; uso di gesti al posto delle parole
-Insistenza sulla monotonia; resistenza al cambiamento
-Ripetizione di parole o frasi invece del normale linguaggio di risposta-Riso, pianto o manifestazione di disagio per ragioni non comprensibili agli altri
-Incapacità o scarsa capacità di guardare l'interlocutore negli occhi
-Predilezione per giochi insoliti
-Difficoltà nello stare in mezzo agli altri
-Possibile rifiuto di stringere e lasciarsi stringere
-Crisi nervose
-Incapacità di apprendimento
-Apparente ipersensibilità o insensibilità al dolore
-Assenza di paura
-Insolito attaccamento agli oggetti
-Predilezione per gli oggetti che roteano su se stessi
-Assenza di reazione agli stimoli verbali; il soggetto si comporta come se fosse sordo pur essendo in grado di ascoltare.
-Evidente iperattività o estrema inattività fisica
-Abilità fini motorie e grosso motorie non uniformi
E si, quel  bambino sembrava avere molte di quelle caratteristiche.
Non sorrideva più. Si isolava nascondendosi nelle camere restando al buio immobile in un angolino. Non mi guardava più in viso quasi per lui non esistevo, e in più urlava, urlava in continuazione. Non rispondeva se lo chiamavo. Non riusciva a stare in mezzo alla gente, sembrava quasi si sentisse in pericolo, quasi si trovasse in una giungla. Amava fare giochi insoliti,  ne creava ogni giorno uno. Sembrava che la sua mente partorisse  idee bizzarre. Non aveva paura, non sapeva cosa fosse e allo stesso modo sembrava anche incapace di provare sentimenti. Non mi permetteva di abbracciarlo anzi, infastidito si dimenava fino a quando non si liberava del mio abbraccio. E infine…

Olga Tommasecchia
Tratto dal libro “Non può piovere per sempre”

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