<<Osvaldo! Osvaldo! Svegliati!>>
<<Che c’è Elena? Stavo solo facendo un pisolino. Che cosa vuoi?>>
<<Vedi questo?>>
 <<Sì, è un quaderno, quindi?>>
<<Sono anni che so dell’esistenza di questo quaderno, credo sia una specie di diario, ma non mi sono mai permessa di leggerlo; non so, ora sono tentata di farlo…>>
<<Un diario? Non avrei mai pensato che nostro figlio fosse un tipo da diario.>>
<<Invece sì. Molte volte mi sono trovata davanti a questo taccuino mentre gli pulivo la camera, ogni tanto lo spostava; ormai sono molti anni che si trova sempre nello stesso cassetto, sotto i libri dell’università. Secondo me si era dimenticato pure lui di averlo scritto.>>
 <<Beh, saranno memorie dell’adolescenza.>>
 <<Comunque ora che lui non c’è forse possiamo sbirciare un po’ questo taccuino per poter capire meglio se lui abbia vissuto oppure no queste trepidazioni di cui tu parli. Inizia a leggere.>>

 “Mi sento squallido. È passata una settimana da quel festino ma non riesco a togliermi dalla mente le immagini di quella sera. I flash mi assalgono in ogni momento della giornata.
Per festeggiare il diploma abbiamo fatto una festa a casa di Carlo, approfittando del fatto che i suoi e la sorellina non c’erano. Non eravamo tutta la classe, solo quelli del nostro gruppo.
C’erano molti alcolici e Riccardo ha portato pure la marijuana; l’avevo già fumata un’altra volta sempre con loro, ma non l’avevo mai mischiata con l’alcool. Abbiamo bevuto tutti un bel po’ ed abbiamo fumato altrettanto. Io ero fuori di testa, non avevo il controllo delle mie azioni, ma allo stesso tempo mi ricordo di tutto, purtroppo.
 Avrei preferito dimenticare.
Alla fine siamo rimasti io, Carlo, Riccardo e Giovanna. Volevo andar via, ma non avevo le forze, e poi pensando alla macchina non volevo rischiare un incidente; così ho deciso di rimanere.
Giovanna era sempre addosso a Carlo, poi d’un tratto è venuta da me e mi ha baciato. Mi ha fatto schifo, ma non sono riuscito a dire di no. Ho semplicemente contraccambiato. Poi ha baciato pure Riccardo e poi ancora Carlo. Si è spogliata e ha ballato per noi. Io non sapevo cosa fare, mi ricordo solo di aver desiderato di non essere lì.
All’improvviso ho sentito che qualcuno mi baciava sul collo. Era Carlo. Ci siamo baciati e ho baciato pure Riccardo e di nuovo  Giovanna.
Abbiamo fatto sesso tutti, gli uni con gli altri. Era la mia prima volta con una ragazza e di certo non avrei immaginato che se un giorno fosse accaduto, sarebbe stato in quelle circostanze ed in quel modo.
È stata di certo l’esperienza più brutta che abbia mai vissuto. Tutto sommato, pure se mi è stato rinfacciato di essere freddo e di non riuscire a dimostrare i miei sentimenti, sono un tipo romantico e situazioni squallide come queste non fanno proprio per me.
Ho provato un grande disagio, mi sono sentito promiscuo. Faccio fatica a guardarmi allo specchio. Questi ricordi mi perseguitano e sono certo che lo faranno ininterrottamente e mi tormenteranno di continuo.
Mi porto ancora dentro il rimorso ed il senso d’inadeguatezza nei confronti di Paolo; ora come ora sento che questo è uno di quegli errori che non riuscirò mai a perdonarmi e che mi accompagnerà per tutta la vita, facendomi sempre ricordare quanto io sia stato sporco.
Meno male che la scuola è finita! Non voglio rivedere mai più nessuno dei miei compagni, né Carlo e neppure Riccardo, ma soprattutto non voglio più vedere Giovanna.”

<<Dio Santissimo! Sono scioccata. Oh mio Dio! Vedi cosa fa la droga, Osvaldo? Oh mio Dio! Oh mio Dio! Non avremmo dovuto leggere questo passaggio fino in fondo. Volevo tacere, ma non ci riuscivo. Osvaldo? Osvaldo? Perché piangi?>>
<<Che cos’è successo a nostro figlio? Perché quella sera si è comportato così? Perché non è venuto via? Meglio un incidente in macchina che vivere un’esperienza del genere. Mi fa schifo!>>

 ….“Mi dispiace, ma non posso non odiare chi ti ha regalato a me: Paolo.
 Lo odio con tutto me stesso. Quello che sto passando è tutto per colpa sua, mi ha fatto sentire male per tutti questi anni, come se io fossi stato il cattivo per non averlo inseguito in quella cosa disgustosa che lui aveva deciso d‘intraprendere. Ma io no! Io lotto! Io m’impegno! Non voglio essere come lui. Non lo sono! Continuerò a combattere finché non riuscirò a cambiare, a guarire.
È stato lui a mettermi questa maledetta idea in testa, che mi assale sempre di più e che sta diventando un’ossessione. Non è vero! Io sono un uomo!
 Sono un uomo cui piacciono le ragazze.
Sono eterosessuale.
Non sono gay!
Eravamo solo due bambini idioti!
Quel maledetto giorno che ha avuto l’infelice idea di fare il gioco del bacio... Bastardo! Mi ha usato ed io ci sono cascato. L’ha fatto con intenzione, ora ne sono più che certo.
 Eravamo timidi ed imbarazzati con le ragazze e avevamo vergogna di essere gli unici della nostra classe a non aver ancora baciato nessuna. Avevamo capito che alle ragazze piacevano i ragazzi più esperti e disinvolti.
Questo era il nostro problema ed un giorno è venuto da me con questa grande idea: che ci avremmo provato l’uno con l’altro, in segreto, e non l’avremmo mai detto a nessuno.
 Ci siamo baciati tante volte...”
“… È vero che mi piaceva baciarlo e stare insieme a lui, ma era tutto con lo scopo di fare pratica per fare colpo sulle ragazze. Poi la cosa è andata oltre. Guardavamo i film porno ed un giorno abbiamo deciso di farlo e, pur sapendo che il corpo di un uomo è diverso da quello di una donna, si poteva fare comunque pratica… e così è stato.
Mi piaceva, ma allo stesso tempo mi sentivo in colpa. Mi sentivo di commettere un crimine, ma contemporaneamente mi sentivo protetto dal nostro segreto e giustificavo il tutto affermando che era solo per allenarmi, per essere all’altezza con le ragazze.
Poi Paolo ha cominciato con questa storia che forse eravamo gay, omosessuali, finocchi… cose orribili! Io ero sicuro di non esserlo, lo stavo facendo solo per gioco!
 Ha continuato ad ossessionarmi. Diceva di amarmi.
Si dichiarava sempre più innamorato. Era sicuro di essere gay ed aveva deciso di parlare con i suoi; diceva che avrei dovuto fare lo stesso. Era proprio diventato matto! Non potevo fare altrimenti: gli ho spiegato che non l’avrei seguito e che non ero d’accordo con le cose che diceva. Così lui mi ha detto addio la vigilia di Natale e mi ha presentato te, quaderno.
Ed ora sono qui confuso.
 Dopo Paolo c’è stata quell’orribile serata del diploma per la quale mi pentirò e mi vergognerò per tutta la vita e poi c’è stato ieri.
 Ho finito di lavorare e sono andato al bar a fare colazione. Era poco prima delle sei del mattino. Ancora non c’era nessuno in giro. Sono arrivato al bar e ho chiesto il solito. Il barista, credo si chiami Antonio, mi ha guardato in un modo strano. Non so come sia capitato, ma due minuti dopo eravamo nel magazzino a fare l’amore.

….Io sono sicuro di non essere omosessuale. È solo che è diventata come un’ossessione, una paranoia di quelle che quanto più provi ad allontanarla più ti si attacca.
 Ho bisogno di aiuto. Forse andrò da uno psicologo perché sto diventando matto…”

<<Allora continuiamo a leggerlo insieme.>>
 <<Non posso Elena. Vuoi che mi venga un altro infarto? Non mi costringere!>>
 <<Non ti costringo, Osvaldo; ma tu non mi puoi negare il diritto di conoscere mio figlio.>>
 <<A che cosa ci porterà tutto questo? Riusciremo a sopportare ciò che verrà?>>
 <<Più di quanto abbiamo dovuto passare? Questo non è niente in confronto, non credi? Io lo voglio fare per me, per Renato, per noi.>>
 <<È troppo difficile per me da accettare.>>
 <<Ora sei razzista come tuo padre.>>
 <<Perché, tu sei tranquilla e felice di pensare all’omosessualità di tuo figlio?>>
      
…  Mentre mia madre parlava e già fantasticava il mio matrimonio con la figlia della sua amica, a me è venuta una gran paura, un vuoto dentro, un senso di solitudine e d’incomprensione.
Ho realizzato che nessuno mi avrebbe mai conosciuto, capito, apprezzato ed amato nel mio intimo.
 Per poco non glielo stavo dicendo: <<Mamma, ma non vedi che sono gay?>> Ma sono rimasto zitto.
 Sono tornato alla realtà in tempo. Il mondo in cui era cresciuta, la società che l’ha circondata, la morale che le è stata imposta non le avrebbero mai permesso di capire.
 Mi avrebbe dato del malato e dello psicolabile e questo non l’avrei potuto sopportare, preferisco la solitudine. E poi mio padre? Mai e poi mai i miei potranno sapere. Non sarebbero in grado di capire. Mio padre proverebbe un disgusto per la mia persona che mi porterebbe alla morte.”
        
<<Santo cielo, Elena! Povero figliolo! Quanto si è sentito solo! Come ha potuto pensare una cosa simile? In che senso il mio disgusto l’avrebbe portato alla morte? Sta parlando forse di un suicidio?>>
<<Credo di sì, Osvaldo. Ha avuto tanta paura del nostro rimprovero. Ha preferito la solitudine interiore piuttosto che rischiare di deluderci. Come sono stata sciocca a non vedere! Io, sua madre! Non mi è mai passato per la testa!>>
… Clarissa è deliziosa! Sento che abbiamo tanto in comune.
Lei ha poche sere libere e mai nei week-end.
Anche ora, mentre scrivo, provo una gran voglia di chiamarla e di stare insieme a lei. Spero che proverò anche attrazione fisica. Io la amo tantissimo. È una persona importante nella mia vita e nutro la speranza di desiderarla fortemente.
 È per questo che ancora non le ho detto che sono gay. So che pure lei sente un forte sentimento per me, forse addirittura mi ama. Sono passati alcuni mesi da quando si è lasciata con il suo fidanzato e sono certo che l’abbia lasciato perché si stava prendendo una cotta per me.
Sarò egocentrico, ma la cosa mi dà grande soddisfazione. Forse non sono al cento per cento corretto nei suoi confronti, può darsi che la stia ingannando, ma in fondo sto illudendo anche me stesso. Sarebbe bellissimo se ci innamorassimo per davvero!
I miei ne sarebbero orgogliosi. Potrei dare loro la famiglia ed i nipotini che si aspettano da me. Non deluderei mio padre e renderei mia madre felicissima.
Ora sono tanto confuso…

 Dal libro di Fernanda Azevedo – Renato –

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